Vincenzo 的个人资料IL MAGICO MONDO BIANCONE...照片日志列表更多 工具 帮助

日志


9月27日

Un pari prima del Bate Borisov

E’ una Juve che continua a ripercorrere i passi della scorsa stagione. Dopo Fiorentina e Catania, mai battute, anche la Sampdoria resta avversario indigesto. Dal Ferraris, i bianconeri portano comunque a casa un punto prezioso. Uno 0-0 su cui pesa un palo di Del Piero nel primo tempo. Ottima la prova della difesa che concede poco a Cassano. Manninger impegnato solo nelle uscite e su un tiro nel finale di Dessena. Messo da parte il campionato, ora si pensa alla Champions League. Martedì c’è il secondo incontro del Gruppo H, a Minsk contro il Bate Borisov.

Ancora una volta gli incontri ravvicinati contribuiscono a fare la formazione. Per il match del Ferraris, Ranieri lascia di nuovo a riposo i giovani e rispolvera i veterani. Torna Camoranesi, Del Piero e Amauri sono confermati in avanti. Nedved e Sissoko riprendono il loro posto. Mellberg sostituisce l’infortunato Legrottaglie, così come Manninger si conferma vice Buffon.

I bianconeri (in maglia oro) partono forte e dopo poco più di un minuto Molinaro viene messo giù da Gastaldello. Del Piero batte la punizione e Mirante para. Il capitano inizia una sfida personale con la porta doriana. Sfida che ha il suo momento più importante al 20’, quando il capitano colpisce un clamoroso palo su assist di Sissoko.

I padroni di casa giocano alla pari, ma non impensieriscono mai Manninger, aiutato alla grande dai compagni di reparto, sempre pronti alla chiusura.

Nella ripresa rientrano gli stessi 22, la il tema della gara non cambia con l’equilibrio che non viene mai spezzato. Manninger si deve prodigare in una serie di uscite alte sui tanti angoli che i blucerchiati sanno procurarsi.

Alla mezz’ora arrivano i primi cambi. Ranieri manda dentro Iaquinta per Del Piero. Mazzarri è costretto a togliere l’infortunato Palombo per Dessena. Tra i bianconeri è soprattutto Nedved a provarci, ma Mirante non deve quasi mai intervenire. La Samp gioca anche la carta Bonazzoli e nelle ultime mischie sono Molinaro, Nedved e Manninger ad evitare possibili problemi. Finisce 0-0, lontano parente del 3-3 rocambolesco dell’anno scorso. E ora sotto con il Bate Borisov.

Pari col Catania, i numeri aumentano i rimpianti

Il giorno dopo, resta il rammarico per il pareggio con il Catania. Rammarico che aumenta alla lettura dei numeri raccolti ed elaborati da Panini Digital. Quello che tutti hanno visto all’Olimpico è ribadito anche dalle statistiche: la Juventus ha primeggiato in tutti gli indici.

Il più indicativo di tutti è quello dei tiri in porta. I bianconeri hanno tirato la bellezza di 23 volte, riuscendo in nove occasioni a centrare lo specchio della porta (in due casi, centrando proprio la porta, vedi doppia traversa di Del Piero e Amauri!), il che ribadisce la serata super del portiere siciliano Bizzarri. Nella speciale classifica dei singoli andati al tiro, spicca il nove di capitan Del Piero, ma anche i quattro di Amauri (ancora a segno) e Giovinco.

A ribadire la supremazia della squadra di Ranieri, ecco il dato del possesso palla (55%) e le palle giocate, con 541 contro 471. Molto alta la percentuale di passaggi riusciti (quasi il 60%), con tre bianconeri in testa alla graduatoria dei singoli: De Ceglie con 42, Poulsen con 40 e Grygera con 33.

Ma per una volta è nostra anche quella delle palle recuperate, con Chiellini (30) e lo stesso De Ceglie (25) a precedere i catanesi Terlizzi e Silvestre.
  
Dicono Juventus anche le percentuali di protezione area (67,9% contro 46,2%) e attacco alla porta (53,9% contro 32,1%). Divario che resta netto anche considerando i minuti di supremazia totale (tempo di possesso palla nella metà campo avversaria), che sono stati quasi 11 contro 7. Ma anche della percentuale di pericolosità (sintetizza la produzione offensiva) che è stata di oltre il 65%, quasi il doppio rispetto al 36,9% della squadra di Zenga.
9月22日

Ancora nel segno di Amauri

E’ la settimana dell’1-0. Dopo Udinese e Zenit, la Juventus vince anche a Cagliari con un gol di Amauri e un altro contributo importante della difesa, in cui Manninger mette i panni del Buffon di turno e salva nel finale su Matri. I bianconeri salgono a quota sette e volano già in testa alla classifica, in coppia con l’Inter, in attesa del posticipo. Mercoledì un altro banco di prova: all’Olimpico arriva il Catania.

Inizia il primo lungo periodo senza Trezeguet. L’assenza del francese si unisce a quelle di Del Piero, Camoranesi, Zanetti e Zebina. Per il match di Cagliari, arrivato in mezzo a quelli tra Zenit e Catania, Ranieri rimette la coppia Amauri-Iaquinta. Marchionni è il vice Camoranesi. Turno di riposo per Grygera, Legrottaglie e Poulsen. Giocano Salihamidzic, Mellberg e Marchionni. Molinaro vince il ballottaggio con De Ceglie.

I timori della vigilia, ricordando i due match dell’anno scorso, sono fondati. Il Cagliari è a caccia dei primi punti, gioca senza timori reverenziali e la difesa bianconera è costretta ad impegnarsi in più di un’occasione. La sfida potrebbe mettersi subito al meglio dopo che Amauri va in gol, ma Brighi annulla riscontrando un fallo di Iaquinta.

Per Buffon si rivela un pomeriggio più difficile del previsto, soprattutto per un infortunio muscolare che lo blocca dopo pochi minuti. Il portierone stringe i denti, regge per tutto il primo tempo e la sua presenza è decisiva, soprattutto per respingere una girata di Matri. Quando l’intervallo sta per arrivare, la Juve colpisce. Marchionni mette dentro con il mancino, Iaquinta addomestica il pallone permettendo ad Amauri di esibirsi con una girata tanto spettacolare quanto efficace: secondo centro in una settimana per il brasiliano e 1-0 al riposo.

Dagli spogliatoi rientrano in campo solo 20 dei 22 che hanno iniziato il match. Buffon getta la spugna e lascia lo spazio all’esordio ufficiale di Manninger. Acquafresca prende il posto di Larrivey. Dopo un’occasione per Iaquinta e l’ammonizione di Bianco, arriva un altro cambio. Ranieri gioca la carta Tiago per Sissoko. Risposta di Allegri: Jeda per Fini, con il Cagliari che tenta il tutto per tutto.

Ma sono soprattutto i bianconeri a farsi vedere, con due tentativi di rovesciata di Iaquinta e un tiro da fuori di Marchisio, poi ammonito. Infatti Ranieri non si fida e toglie il giovane centrocampista – anche acciaccato -, rimpiazzandolo con De Ceglie. I padroni di casa non mollano ed è soprattutto Jeda l’uomo più temuto e Manninger deve intervenire due volte per fermarlo. Ma il vero capolavoro, l’austriaco lo compie sulla girata di Matri al 90’. Una parata che vale quanto il gol di Amauri. Anche grazie al contributo dei nuovi, la Juve vola in testa alla classifica.
9月20日

Del Piero è infinito...Lo Zenit s arrende

La Juventus vince. E ringrazia Del Piero. Che firma un successo molto sofferto sullo Zenit San Pietroburgo, nel debutto stagionale dei bianconeri della fase a gironi di Champions. Una gara già cruciale, considerato che nel girone c’è pure il Real Madrid. La Juve non ha scintillato, tutt'altro, ma contro una signora avversaria, che l’ha messa in difficoltà per lunghi tratti di gara, ha comunque dimostrato di saper vincere anche in serata modesta, dote delle grandi squadre. C’è voluto un guizzo. Firmato dall’uomo più carismatico, dal capitano. Questi tre punti sono preziosissimi. Tanto quanto la parata di Buffon sullo 0-0, che ha scongiurato il peggio.
SOFFERENZA - Il primo tempo della Juve è interlocutorio se si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, oppure poco convincente, se si preferisce soffermarsi sul bicchiere mezzo vuoto. Il tridente offensivo dei russi costringe gli esterni bassi bianconeri sulla difensiva, togliendo supporto sulle fasce a Camoranesi e Nedved. In mezzo Sissoko e Poulsen (sottotono) garantiscono quantità, e fanno scintille col panzer Tymoschuk, ma non riescono a velocizzare la manovra. E allora Del Piero si ritrova a dover fare un passo indietro per provare ad inventare qualcosa, ma non può essere sia rifinitore che terminale e lanciare se stesso, con Trezeguet stretto nella morsa dei centrali dello Zenit. I russi tra l’altro non stanno per nulla a guardare. Danny si mangia un gol comodo per un talento come lui, a centroarea su sponda di Arshavin. Il destro del fantasista finisce appena a lato. La Juve fa tanta, troppa fatica nei primi 20’, lasciando spesso anche l’iniziativa agli ospiti. Poi ha una fiammata dal 20’. E così costruisce un paio di occasioni, con Del Piero che trova prima la testa di Trezeguet, poi quella di Camoranesi. Palla a lato nel primo caso, la zuccata dell’italo-argentino si spegne sul palo esterno e c’è chi grida al gol.
CAMORANESI K.O. - Alla mezz'ora Ranieri perde Camoranesi, acciaccato alla caviglia destra. E lo slancio bianconero si smorza istantaneamente. Anche perchè Ranieri sostituisce Camoranesi con Salihamidzic, non rischiando la carta Iaquinta, già impiegato in quella posizione nella gara d’andata contro l’Artmedia. E che garantirebbe più spinta e peso offensivo. E così la Juve si trova di nuovo a corto di idee, non riuscendo tra l’altro a coinvolgere Nedved, costretto sempre a dare un’occhiata ad Anyukov, uno che appena può si trasforma da terzino in ala. All’intervallo è pareggio: 0-0. Il risultato più coerente con l’andamento dei primi 45’.
RIPRESA - Si riparte, ma la gara resta bloccata. All’11’ Sirl, che parte in sospetto fuorigioco, si presenta solo davanti a Buffon, strepitoso nell’ipnotizzarlo in uscita bassa. Poi Ranieri toglie Molinaro, fischiato dai tifosi, e inserisce De Ceglie, più propositivo. Ma la partita resta brutta. Tattica. Con poche emozioni. L’occasionissima per la Juve porta la firma di testa, ancora su suggerimento da calcio piazzato di Nedved, di Poulsen. Bravissimo Malafeev.
DEL PIERO - Ma il gol della Juve arriva comunque. Un paio di minuti dopo. E porta la firma più prestigiosa. Del Piero. Che segna su punizione. 1-0. Ancora lui. Da capitano. Trascinatore. A premere sul tasto play e riprendere il suo infinito film di Champions, bloccato sul tasto pausa da due stagioni, non per colpa sua. Denisov prova a rovinare la festa, ma il suo diagonale termina a lato. Il popolo bianconero può far festa.
 
Intanto
Trascinatosi fin qui con il ginocchio destro cigolante, e molto dolorante, ora David Trezeguet dovrà aggiustarlo, con il bisturi: riparazione e messa a punto fanno quattro mesi, giorno più giorno meno. Parola del diretto interessato anche se una prognosi ufficiale, ovviamente, non è ancora fattibile: «So che starò fuori quattro mesi - ha detto l’attaccante della Juve al papà-procuratore Jorge e agli amici - e voglio essere in campo per gli ottavi di Champions League».

Andare avanti così, ormai, non ne valeva più la pena. Anche mercoledì sera, contro lo Zenit, il francese ha avuto ancora problemi al ginocchio, uscendo poi a tre minuti dalla fine, sostituito da Amauri. Alla fine, la sua voce valeva più di un referto: «Il ginocchio mi dà fastidio e ora più che al turnover penso a guarire». Il guaio è sempre quel tendine rotuleo che lo stava tormentando fin dal ritiro di Pinzolo, quando l’attaccante s’inchiodò qualche giorno, per poi presentarsi in campo con una benda sul ginocchio. La decisione di sottoporsi a intervento chirurgico è stata presa ieri dopo gli ultimi accertamenti fatti dal professor Flavio Quaglia, l’ortopedico di fiducia del club bianconero. Il consulto specialistico ha evidenziato la necessità di risolvere il problema con il bisturi, per sistemare una volta per tutte il tendine. Si poteva provare con riposo e terapia, ma il rischio di recidiva era troppo alto, anche perché allenamenti e partite non potevano che peggiorare la situazione. La scelta dell’intervento chirurgico è stata condivisa dal giocatore e dal padre Jorge, ieri presente a Vinovo.

Non sarà un percorso semplice: due mesi, forse tre per il recupero, più la necessaria riabilitazione e il recupero della forma fisica. Se tutto filerà liscio Trezeguet tornerà in campo nel 2009. Lui, però, non s’è perso d’animo: «Rientrerò più forte di prima, e questo intervento potrà allungarmi la carriera». Con la Juve, infatti, David ha ancora tre anni di contratto, e una serie di obiettivi da centrare, personali e di squadra. Vorrebbe raggiungere nella classifica marcatori del club un certo Omar Sivori (gli mancano sette gol) e arrivare a quota 200, dagli attuali 160. «In tre anni ce la posso fare». Poi, ovvio, prendersi qualche altra coppa: «Vorrei ridare ai tifosi lo scudetto - diceva mercoledì notte, dopo lo Zenit - e la Champions League». D’altronde lui, da sempre, è stato il più ottimista, fin dalla caduta in serie B: «Quest’anno dobbiamo tornare a vincere qualcosa - attaccò a inizio stagione - perché è due anni che non lo facciamo».

Non è la prima volta che Trezegol deve fermarsi per colpa del ginocchio destro. Capitò già nell’estate del 2002, quando sulla panchina bianconera sedeva ancora Marcello Lippi: stop di cinque settimane. Due anni più tardi, subì anche un’operazione: nell’ottobre 2004 si fermò per tre mesi dopo l’intervento alla spalla sinistra. Era sublussata da tempo, ma soltanto dopo lunghi consulti fra club e giocatore fu deciso di ricorrere al bisturi. Diverse valutazioni, fin da agosto, ci sono state anche in quest’ultimo caso, perché la scelta tra giocare e soffrire, operarsi e fermarsi deve pur sempre incrociarsi con le esigenze della squadra. Ma posticipare non era più possibile.
9月16日

Amauri, zampata da tre punti.

L’aria di Europa fa bene. Zenit, Bate e Real chiamano, la Juventus risponde. E lo fa ottenendo il primo successo in campionato. All’Olimpico, Amauri regala una gioia ai tifosi segnando la rete che piega l’Udinese per una vittoria netta e meritata, al di là dell’1-0 finale.

Il secondo posticipo consecutivo dei bianconeri è condizionato dall’imminente esordio in Champions League. Ranieri risparmia Del Piero e Trezeguet (ma anche Legrottaglie, Molinaro e Giovinco) e regala una chance alla coppia Amauri-Iaquinta. Tornano Sissoko e Chiellini, De Ceglie si merita la prima da titolare.

L’esperimento funziona fin dall’inizio e per tutto il primo tempo in campo si vede una sola squadra. Gli affondi di Camoranesi e Nedved, le incursioni di Sissoko e le sgroppate di De Ceglie e Grygera sono tutte volte alla ricerca dei due là davanti che spesso si fanno trovare pronti all’appuntamento. Tra la coppia Amauri-Iaquinta e Handanovic inizia un duello prolungato che il portiere spesso riesce a vincere. Anche con l’aiuto del palo, come su un colpo di testa del brasiliano.

Dall’altra parte, lo “spauracchio” Di Natale e il suo compagno Quagliarella sono controllati senza problemi dalla coppia Mellberg-Chiellini. Al riposo si va su uno 0-0 che non fotografa per nulla l’andamento del match.

Nella ripresa la musica non cambia. Anche perché Ranieri conferma tutti gli undici iniziali. Marino mette mano alla sua squadra dal 13’ togliendo proprio Di Natale. Si continua a giocare solo ad una porta e Handanovic continua ad avere l’assistenza dei legni quando il bolide di Poulsen si stampa sulla traversa. Ma dopo numerosi tentativi, il bunker friulano cade. E’ il 22’ quando Sissoko tenta lo sfondamento centrale e sulla ribattuta il più lesto è Amauri che pesca l’angolo basso e festeggia al meglio la prima rete in campionato. Bella e importante.

Marino risponde mandando in campo Isla e Floro Flores e per Buffon inizia il lavoro. Splendido l’intervento su Quagliarella ma a gioco fermo. Ranieri opera il primo cambio al 35’ inserendo Marchionni per Iaquinta. E cinque minuti dopo, dentro insieme Del Piero e Trezeguet per Amauri e Camoranesi. L’Udinese ha un sussulto e Floro Flores chiede un rigore che De Marco non concede. Il risultato non cambia più. Finisce con una vittoria molto più netta di quanto non dica l’1-0 finale. Il miglior viatico in vista del ritorno in Europa. E questa volta sarà quella vera, quella chiamata Champions League. 
9月2日

Gilardino rovina la festa di Nedved

Proprio come l’anno scorso. La Juventus gioca un’ottima gara in un campo difficile come il Franchi, controlla per lunghi tratti la Fiorentina, va in vantaggio nel primo tempo (gol di Nedved) e viene raggiunta allo scadere, con i viola in dieci.

Poteva essere la meritata festa di compleanno per Pavel Nedved (36 anni ieri), autore di un bel gol propiziato da una grande giocata del connazionale Grygera. Un paio di occasioni sprecate per il raddoppio (soprattutto a fine primo tempo) e dopo l’espulsione di Felipe Melo la beffa arriva per mano di Gilardino che inventa l’1-1 finale. Si tratta comunque di un buon punto, anche alla luce dei risultati delle altre grandi: pari di Inter e Roma, ko del Milan. Ora le nazionali, alla ripresa arriva l’Udinese, una delle protagoniste della prima giornata.
 
La cronaca. Assente Trezeguet (oltre a Zanetti, Marchionni, Zebina e Chiellini), Ranieri opta per Amauri per fare coppia con Del Piero. Dietro confermati Grygera, Mellberg, Legrottaglie e Molinaro. A centrocampo chance per Marchisio che gioca vicino a Poulsen, con Camoranesi e Nedved sugli esterni. Nella Fiorentina c’è l’ex Almiron, dietro al tridente Santana-Gilardino-Osvaldo.

Il pubblico, che aspetta questa gara per tutto l’anno, spinge da subito i propri beniamini. I viola partono bene, ma Buffon non deve far altro che controllare un paio di conclusioni da lontano. Più pericolosi i bianconeri, come all’8’ quando Amauri controlla bene ma Frey lo anticipa. Le squadre ci provano con trame geometriche, ma i due portieri raramente devono intervenire.

La svolta al 39’. Azione tutta ceca con Grygera che spadroneggia a destra e serve a Nedved il più bel regalo di compleanno: tutto facile per Pavel che insacca da due passi. Prima dell’intervallo, il gol del vantaggio potrebbe essere raddoppiato prima da Amauri (di testa) e poi da Del Piero (a tu per tu con Frey), ma senza esito.

Nella ripresa, Prandelli mette dentro Jovotic e Pazzini e i viola provano ad accelerare i tempi, provando a mettere palloni al centro, dove Mellberg e Legrottaglie non sbagliano però un colpo. I padroni di casa tentano anche con i piazzati da fuori, ma Buffon non corre rischi. Fino al 27’ quando Gilardino salta lo svedese e Buffon ma non trova la porta. Ranieri fa il suo primo cambio con De Ceglie al posto di Molinaro. Risposta: Kuzmanovic per Donadel.

Col passare dei minuti, la Juventus riprende in mano la partita approfittando della stanchezza dei padroni di casa, ma anche per l’espulsione di Felipe Melo per doppia ammonizione. Ranieri toglie Camoranesi per Iaquinta, ma il nuovo entrato non ha neppure il tempo di entrare che la Fiorentina pareggia con Gilardino, bravo a girarsi in area.

Punita allo scadere, proprio come l’anno scorso, la Juve non ci sta e Amauri costringe Frey ad una grande parata. Il punteggio non cambia più. Finisce con un 1-1 che sta un po’ stretto ma che permette comunque di muovere la classifica e, vista la difficoltà dell’impegno, di dare subito un segnale alla concorrenza.